Parole e scrittura

Poesia

La mia forma di alchimia

«La poesia è una maniera di guardare le cose. È una maniera di vivere.»
Gino Paoli
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Sulle tracce del Bianconiglio

La mia newsletter è lo spazio in cui condivido riflessioni creative,
il lavoro su di sè e le esplorazioni con il Tarot.
È un filo diretto, autentico, per chi vuole camminare insieme.

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Poesia sulla poesia

La poesia eleva l'anima all'oltre
Immola il dolore alla bellezza
Ne fa arte imperfetta e struggente
Delirio di magnificenza di una vita perfetta
Incompresa

Nello srotolio delle parole si onora
il brutto lo sbagliato il vulnerabile,
lo si innalza a divino eterno stupore
di una vita che è solo bellezza

Audacia

Mordacia di vivere

Paura di non lasciare traccia

È così che ci si eleva.

Nell'attraversare il dolore il brutto lo sbagliato
come illusioni passeggere
portali di bellezza
vie strette e dirette all'Amore

Fare il bello di ogni cosa.

Farsi vulnerabili.

Lasciarsi scrivere.

Questo è fare poesia.

Questo è essere poesia.

Puoi essere chi sei

Puoi essere chi sei
Divenire chi sarai
In ogni momento sorprendermi
Con nuove vesti e mutamenti

Puoi divenire chi sei
Senza perdere il mio amore
Perché il coraggio del divenire
Del lasciarsi essere

Dello scoprirsi nuova divergente natura
È umano processo

So che sai
Sappiamo
E che abbiamo anche paura

Tu sii chi sei
E io ti servirò
E nello stesso incessante divenire
Equilibreremo pesi e densità
Convergeremo al cuore
Sostenuti e benedetti

E nella danza dello svelamento,
Nel più solitario dei cammini,
Ci terremo per mano
Fino agli stati siderali.

Ricordi? ...

Tu.

E chissà come invecchieremo,
che fine faranno i nostri lineamenti stanchi.
Se ci terremo giovani o soltanto abbracciati, sempre.
Chissà quanti fili argentati vedrai invadere la mia chioma corvina
e quanto azzurri potranno ancora divenire i tuoi occhi.
Chissà la profondità del nostro amore
che altezze sfiorerà,
che inferni e bellezze ci rivelerà.

Il filo dorato

C'era inscritto in lei
il ricordo così indelebile
di quell'oltre,
in forma di sensazione, come una inspiegabile mancanza,
che lo portava con sè sempre,
come una scomoda malinconia,
fuoriera di pianti inaspettati
e desiderio di morte.

Una malinconia così profonda,
che nemmeno si rendeva conto
di quanto la stessa
fosse la prova provata
dell'esistenza di ciò che non vedeva.

Quella stessa malinconia
era il messaggio che ricercava ogni giorno
dalla vita, fuori da sè.

La malinconia di cui si sentiva
tutta fatta, composta, abitata e vissuta
non era mancanza,
quanto conferma
che lei non è ciò che crede di essere
bensì ciò che crede le manchi.

La malinconia
è il filo dorato
che la ancora a ciò che è,
che le ricorda
il dolore di identificarsi con l'illusione.

La malinconia è la memoria
di ciò che sei
quando te ne dimentichi.